Category Archives: Rassegna stampa

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Appunti di viaggio verso le città e i territori smart

Si è svolto a fine aprile 2015, presso il Teatro del Lavoro di Pinerolo, un interessante incontro pubblico dedicato al concetto di “territorio smart”. Smart, in inglese, significa “intelligente”, ma con una connotazione più ampia, che comprende anche il concetto di partecipazione, economicità e buon senso. La parola “smart”, applicata alla pubblica amministrazione, significa qualcosa di innovativo per la mentalità italiana: cambiare l’approccio burocratico tipico della mediocritas italica e adottare soluzioni rapide e pratiche per dare risposte rapide, efficaci ed efficienti ai bisogni della cittadinanza.

Il video, realizzato dal La.Pi.S., il Laboratorio Pinerolese per le città e i territori smart, è un’ottima sintesi del dibattito in corso e del lavoro svolto dall’associazione guidata da Luigi Pinchiaroglio, che del LaPiS è presidente e che ha curato il volume che racchiude il frutto di oltre due anni di studio e ricerca del Laboratorio.

Il volume “Appunti di viaggio verso le città e i territori smart” di Luigi Pinchiaroglio può essere acquistato tramite il sito www.marcovalerio.it, dove troverete anche un ebook gratuito dedicato alle app partecipative.

 


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Un futuro “smart” per Pinerolo?

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Intervista a Luigi Pinchiaroglio, presidente del Laboratorio Pinerolese per la città e il territorio smart, sul processo di cambiamento tecnologico, sociale e amministrativo dell’area.


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Maurizio Menicucci

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Rassegna stampa 2013

La stampa 8 maggio 2013

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Eco del Chisone 22 luglio 2013

Eco del Chisone 22 luglio 2013

Il Maestro di Cercenasco. Sgarbi: intervenga il Ministro

Il Giornale, 28 luglio 2013

La Stampa, 22 agosto 2013

La Stampa, 22 agosto 2013 – Intervista a Dario Seglie

 La Pancalera - settembre 2013

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Un libro speciale per il Pontefice

È nato a Cercenasco, realizzato presso il nostro Centro Studi, il volume speciale, rilegato dalle sapienti mani di due rilegatori di Grugliasco, Rocco Vasile e Giovanni Siviero, che è stato donato il 6 maggio 2013 al Pontefice in occasione della visita ad limina dei vescovi piemontesi in Vaticano.

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Grande formato, con la copertina stampata appositamente in tela, e confezionato in una scatola costruita su misura con scritte in oro. Il volume è stato realizzato in due sole copie. La prima per il Santo Padre, la seconda che resterà nella Biblioteca diocesana di Pinerolo, per ricordare l’evento. Si tratta di due copie in grande formato, reimpaginate, del volume che Marcovalerio Edizioni e Vita Diocesana Pinerolese hanno realizzato a tempo di record non appena Jorge Maria Bergoglio è stato elevato al soglio pontificio.

Una realizzazione, anche in questo caso, a tempo di record, possibile grazie all’entusiasmo dei volontari del Centro Studi Silvio Pellico.


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Restaurare per chiudere?

Fonte originale dell’articolo

Quasi impossibile contattare i depositari delle chiavi di chiese con importanti cicli murali

Con una felice intuizione, Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, ha definito l’Italia, dal punto di vista artistico: museo diffuso.

Arte e devozione popolare in Piemonte

Arte e devozione popolare in Piemonte

Solo nel nostro Piemonte sono migliaia le chiese, santuari, cappelle contenenti affreschi, tele, statuaria di pregio. Per rimanere nel campo degli affreschi nel saluzzese, nel monregalese e nel canavese troviamo centinaia e centinaia di cicli sconosciuti e, purtroppo, irraggiungibili ai più. Ma la cosa più dolorosamente assurda è il fatto che si spendono soldi per restaurare testi figurativi in cappelle che poi rimarranno chiuse per anni, accelerando il degrado dell’opera di valenti, talvolta celebri restauratori.
Nel lungo lavoro di ricerca compiuto per scrivere il mio “Arte e devozione popolare in Piemonte nell’autunno del Medioevo”, ho percorso in lungo e in largo la nostra regione alla ricerca delle chiavi di santuari e cappelle con esiti talvolta comici talaltra drammatici.
I depositari delle chiavi di chiese con importanti cicli murali sono i più inusitati. Non solo parrocchie ma: ristoranti, bar, tabaccherie, panetterie, proloco, masserie, segherie, ecc. Potrei scrivere un altro libro raccontando di essere stato costretto a fare “prostituzione e accattonaggio” per reperire le agognate chiavi. Solo recentemente, in un paese del monregalese per ottenere le chiavi di una cappella dove si trova l’unico ciclo firmato (da ciò l’importanza) di un misterioso maestro quattrocentesco chiamato Frater Henricus; sono stato sbattuto ai quattro cantoni del paese come un ebreo errante. La chiave l’aveva il sindaco. Vado dal sindaco ma mi dice che l’ha data al vicesindaco, ma quest’ultimo non la possiede più perché l’ha consegnata al presidente della pro-loco il quale è assente: si trova, dice un vicino, a Mondovì. Amareggiato da tanto inutile girovagare a vuoto, vado a prendere un caffè in un bar dove, finalmente un avventore gentile telefona al possessore della chiave il quale telefona ad una signora che poi mi apre la chiesa. È ancora andata bene. Altre volte fai centinaia di chilometri per nulla.
A Villafranca Piemonte, per poter accedere allo straordinario ciclo di Dux Aimo, magistralmente restaurato, salvo alcuni giorni di apertura all’anno, bisogna conoscere l’ubicazione della famiglia che detiene la chiave. Ancora più arduo accedere al magnifico ciclo attribuito allo Pseudo Jacobino Longo della cappella di San Bernardino a Lusernetta o alle rare “Storie dei Santi Vittore e Colonna” nella chiesa omonima di Rivalta Torinese.
Stessa situazione per il vasto, splendido ciclo (il più completo in Piemonte sulle “Storie di Gesù”) a San Maurizio Canavese, o per la cappella di San Pietro a Pianezza che custodisce preziosi affreschi del Jaquerio. Così per la chiesa di San Pietro ad Avigliana: un’autentica chiesa-museo con diversi pregiati cicli di affreschi, così per la chiesa di San Francesco a Cuneo cui mi sono recato decine di volte senza mai poter ammirare gli affreschi di Pietro da Saluzzo, così per la cappella di San Giovanni ai Campi di Piobesi che vanta, tra gli altri, affreschi di epoca ottomana. Potrei continuare per pagine e pagine. Il risultato è sempre lo stesso: se non conosci gli arcani percorsi per ottenere le chiavi, non puoi accedere alle meraviglie del “museo diffuso” piemontese.
Possibile che i comuni non possano consorziarsi, formando un nucleo di giovani guide che permettano l’accesso ai siti almeno uno o due giorni alla settimana? È deludente constatare che gli Enti Locali sono più interessati alle varie sagre (del peperone, della costina, della bagna-caoda, ecc) che al loro prezioso patrimonio artistico culturale.

Aldo Rosa


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VISITA E PARTECIPA AL PROGETTO TERRE D'ACAIA