Rete culturale del Pinerolese, le proposte di Volvera

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Rete culturale del Pinerolese, le proposte di Volvera

Un intervento
di Attilio Beltramino,
sindaco di Volvera e socio fondatore del Centro Studi Silvio Pellico

Attilio Beltramino

Attilio Beltramino

Ho letto con interesse l’intervento di Dario Seglie con il quale, dopo la denuncia di Vittorio Sgarbi per lo stato di degrado degli affreschi di Sant’Anna di Cercenasco, ha formulato ed assegnato al “Centro Studi Silvio Pellico” l’idea (per la verità, è un vero e proprio “compito a casa”) di promuovere la creazione di una rete dei beni culturali del Pinerolese.

Provo anch’io a dare un mio contributo premettendo subito che, in questo particolare momento della mia vita, faccio parte della categoria “amministratori locali, sindaci, assessori vari …” e che, per mia formazione, mi ritrovo spesso a riflettere (nelle ultime settimane, anche considerando la scadenza elettorale della primavera 2014) sull’esperienza svolta e le visioni, passioni, battaglie … che l’hanno accompagnata.

Proprio in questi giorni, rileggendo uno scritto a presentazione e supporto di un’iniziativa culturale del maggio 1997 (la data serve ad evidenziare la mia anzianità di appartenenza alla categoria …) ho avuto modo di riflettere sul “legame” che indicavo per quel progetto ad uno degli obiettivi della mia azione amministrativa: “… valorizzare e promuovere il nostro paese diffondendo la conoscenza della storia locale, delle tradizioni e delle diverse opportunità offerte dal territorio”, proprio con l’intuizione (ora a distanza di anni direi, consapevolezza) che i “beni culturali” sono una risorsa e un patrimonio inestimabile per lo sviluppo di una comunità e dell’area di appartenenza. Sempre in quel preambolo sottolineavo “… il forte interesse …” che “… le numerose iniziative e le manifestazioni avviate con questa finalità …” incontravano anche al di fuori del nostro Comune.

Sono proprio questi riferimenti operativi che ho provato a concretizzare in questi anni, credo anche con qualche piccolo ma positivo risultato, a spingermi a dichiarare la mia piena condivisione ed adesione all’idea/progetto di fare una lista di 150 eccellenze o beni “faro”, legati fra di loro in una “rete culturale …” da organizzare in modo articolato e sinergico.

Devo riconoscere che l’incipit del contributo di Dario è formidabile. In tre righe propone una sintesi crudele del problema: “… un patrimonio poco noto, perché trascurato quando non anche ignorato …” a cui occorre dare soluzione. Mi pare che le cause indicate dalla sua analisi siano “figlie” del contesto in cui viviamo, con le persone sempre più chiuse nei confini della loro individualità (molto spesso il problema è il “mio problema”; la soluzione è la “soluzione per il mio campanile”) e sempre più orientato a riconoscere come punti di forza e di successo l’immagine, ciò che appare e dà visibilità e non (sempre) il lavoro per costruire un paese in cui ogni persona sa di non essere sola, perché nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di suo, perché quel paese “… anche quando non ci sei resta ad aspettarti” (l’immagine non è mia, ma è quella di Cesare Pavese né “La luna e falò”).

Se lo spirito è quello di contribuire a costruire questo “paese ideale”, pur partendo da ogni singola realtà locale, il progetto di creare una “rete di beni culturali” è sicuramente una prospettiva vincente.

Nel corso della mia esperienza amministrativa ho avuto modo di rappresentare ad amministratori Provinciali e regionali la necessità strategia di pensare anche a questa “rete minore”, proprio per rendere maggiormente vivo, fruibile, accattivante, … lo spazio lasciato tra le “maglie” della rete delle eccellenze culturali e dei tesori del Piemonte (Venaria, le altre residenze reali, le fortificazioni, …) principale destinataria di attenzione e risorse.

È con questo spirito che ho promosso e partecipato come Comune ad alcuni progetti di “area vasta”. Alcuni di questi si sono esauriti nel tempo (ad esempio la proposta “Città d’arte a porte aperte” a cura della Provincia di Torino) o rischiano di esaurirsi (il circuito provinciale e regionale delle “Rievocazioni storiche”), sicuramente per una riduzione delle risorse disponibili e per i nuovi scenari normativi che regolano compiti e funzioni degli enti locali, ma anche perché è venuta a meno la condivisione e la cura di queste attività da intendere come un importante progetto comune non sempre in grado di restituire, nell’immediato, evidenti e positivi benefici nella realtà locale.

In questo particolare contesto socio economico e considerando le grandi trasformazioni che le realtà locali devono affrontare nell’immediato futuro, credo che la proposta dal basso di questo progetto possa essere la strada giusta per rimettere a tema e sperimentare un modello condiviso di crescita e di sviluppo dei nostri territori, anche nella convinzione che quella “perla” di saggezza popolare: “L’unione fa la forza” è, sicuramente, l’unica modalità in grado di rendere concreta ogni nostra iniziativa. A partire da queste argomentazioni, mi permetto di suggerire una “regola” da utilizzare nell’individuare i tre beni di ogni Comune da mettere sotto i riflettori.

Del bene da proporre, deve essere approfondito e dichiarato il “legame” che questo bene ha con il suo territorio: è fondamentale per disporre di solide radici con cui far crescere il progetto; è la chiave che potrà agevolare il “legare” fra loro i beni segnalati in un’area più vasta di riferimento. Potrebbe essere utile, a questo proposito, sollecitare e raccogliere l’opinione delle persone anche con il corollario di alcune domande molto semplici:

  • Perché ritieni importante questo bene e cosa significa per te?
  • Cosa lo rende diverso dagli altri del territorio?
  • A quale aspetto del bene indicato riconosci valore?
  • Cosa conosci e cosa vorresti conoscere di questa tua scelta? …

e da questo lavoro, intravedo tante possibili occasioni per “fare cultura”, sollecitare iniziative di collaborazione e di supporto, definire relazioni, creare “appartenenza”. Poi sarà il tempo di organizzare il tutto in modo articolato e sinergico.

Seguendo l’esempio di Dario, per Volvera provo anch’io ad anticipare, fra le tante che ho a mente, tre scelte … sia pure con il rischio di essere poi smentito dalla volontà popolare.

San Giovanni al cimitero di Volvera

La prima scelta non può che essere l’antica chiesa di San Giovanni o del cimitero, legata al territorio perché indica il luogo dei nostri affetti e della memoria; perché testimonia le origini della nostra comunità (le donazioni a favore del monastero di San Giusto di Susa del 1029 e 1037); per le opere d’arte che contiene, promosse nel tempo da importanti committenti (la famiglia dei Piossasco nel XV e XVI secolo) e da volveresi illuminati (parroco, sacerdoti e cittadini nel XIX secolo); per la mano originale con cui il “maestro di Volvera” ha curato gli affreschi anche con forme e particolari molto simili a quelli di altri artisti attivi nel territorio; per i sentimenti di religiosità popolare che le immagini richiamano alla nostra mente; per ciò che San Giovanni rappresenta nel calendario tradizionale contadino; …

A questo “bene faro”, ovviamente, associo la rete delle altre chiese maggiori di Volvera (la Chiesa parrocchiale dell’Assunta, la chiesa della confraternita o dello Spirito Santo e la cappella Pilotti), delle altre cappelle campestri e dei numerosi “piloni votivi” sparsi sul territorio.

La seconda scelta è il “Centro di documentazione e ricerca”. Si tratta di un “luogo virtuale” che trova la sua collocazione nella biblioteca comunale e – da circa un anno – nei “Granai della memoria”: un progetto, promosso da Carlin Petrini e dall’Università degli Studi delle Scienze Gastronomiche, che si propone di raccogliere e comunicare in video le memorie del nostro mondo attraverso le parole di contadini, operai, artigiani, imprenditori e partigiani.

Qui, oltre alla ventina di testimonianze volveresi già depositate, dovranno trovare spazio anche le riprese in video di altri aspetti della nostra tradizione: il rogo del pagliaccio, l’orso e la capra del carnevale; la processione del Cristo morto; ecc.. Il legame di questi beni con Volvera e con il territorio credo siano evidenti, considerata la mia visione/aspettativa di “paese ideale”. Nella loro semplicità raccontano l’esperienza originale e unica di un testimone che diventano frammenti di storia collettiva e sono in grado, per questa contaminazione, di sviluppare una grande potenzialità nel costruire relazioni fra le persone e i diversi territori di appartenenza.

A questa seconda scelta associo la documentazione conservata nell’archivio storico del Comune e della nostra parrocchia che, forse, non è ancora stata sufficientemente esplorata per poi essere “raccontata” a tutte le persone che ne hanno interesse e che vivono nelle nostre comunità.

La terza scelta è la Croce Barone: un’enorme croce di granito posta a confine del Comune di Piossasco il 21 ottobre 1913 (cento anni fa) a ricordo della Battaglia della Marsaglia (4 ottobre 1693). Si tratta di un evento che ha coinvolto giovani e persone di gran parte dei Paesi d’Europa in scontri sanguinosi (sul campo di battaglia si contarono circa 13.000 morti), lasciando numerosissime tracce per le ruberie, i saccheggi, le requisizioni, i passaggi di truppe, le distruzioni, … non solo nel pinerolese ma in ampie aree del Piemonte.

Su questa vicenda, ho sempre ritenuto di dover andare oltre ai legami di “sventura” che accomunavano i diversi territori, per ricercare le tracce contenute negli interventi messi in campo, con particolare saggezza e grande solidarietà, dai nostri antenati per riparare il danno, ricostruire le loro comunità e ripristinare le premesse di futuro.

Da questa scelta, non possono poi mancare le connessioni con tutte le altre piste che ci possono accompagnare a scoprire ed a conoscere più a fondo la grande storia, le tecniche e le architetture militari, i grandi protagonisti di quelle vicende, le modalità di conservare e rappresentare la cronaca di un grande evento, le leggende popolari.

Che dire ancora. Non ci resta che rimboccarci le maniche per fare, in tanti e con passione, un buon lavoro!


1 Comment

Dario Seglie

agosto 3, 2013at 8:42 am

Continuando con i proverbe popolari “chi ben comincia è già a metà dell’opera” e parafrasando la “perla” di saggezza popolare: “L’unione fa la forza” con il dumasiano motto dei Moschettieri “Tutti per uno , uno per tutti”, mi pare che l’intervento del Sindaco di Volvera Attilio Beltramino costituisca un valido inizio di azione da parte di un Amministratore attento e capace. Giustamente i cittadini si attivano con la passione e la competenza, quindi l’invito a “rimboccarci le maniche per fare” è autorevolmente lanciato; sicuramente il nostro territorio pinerolese ha buoni Amministratori, almeno una cinquantina, che si faranno sentire.

Dario Seglie

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